Il consiglio comunale di Menfi fa una pernacchia alla massoneria (forse)

I 45 giorni per adempiere alla legge Fava sono scaduti e nel comune di Menfi non è arrivata nessuna dichiarazione da parte degli amministratori pubblici di appartenere alla massoneria e nessuna sorpresa per chi si aspettava di leggere qualche nome in piena trasparenza.
A ben vedere, oltre la maggior parte delle dichiarazioni di non appartenenza, ci sono stati alcuni amministratori del Comune (di maggioranza e di minoranza) che non hanno fatto pervenire nessuna dichiarazione.
Facciamo un piccolo riassunto: che sia robusta la presenza massone nel paese del vino è fuor di dubbio (almeno tre le logge ufficiali e riconosciute: Inyco, I Figli di Hiram e Leonardo Cacioppo) e il peso delle associazioni è confermato anche da una famosa intercettazione telefonica contenuta nell’inchiesta Scacco Matto dove veniva definita “forte, forte, fortissima” che coinvolge persone “più potenti dei ministri”. Niente di illegale, per carità, e se le frange di massoneria deviata hanno influito sulla società menfitana non spetta a me dirlo o meno.
Ora, sull’argomento massoneria nel paese belicino ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, ma va segnalata anche l’attenzione della diocesi agrigentina e della chiesa locale sull’argomento.
Certo, farebbe riflettere se in un comune di circa 10.000 abitanti con almeno tre logge massoniche nessuna di queste non avesse rappresentanti all’interno del Consiglio Comunale e dell’amministrazione. A questo punto, o nel consiglio comunale qualcuno si vergogna o la massoneria a Menfi è formalmente messa alla porta dalle istituzioni. In entrambi i casi le domande da porsi sarebbero tante. Voi cosa ne pensate?