Benvenuto 2026

Redazione

Il 2026 è arrivato come fanno certi vini maturi: senza clamore, ma con una profondità che si rivela solo col tempo. Un anno, quello appena trascorso, che mi ha chiesto attenzione, ascolto e coerenza, prima ancora che velocità. Ho lavorato molto, scritto tanto, attraversato territori, cucine, cantine, storie. Ma soprattutto ho imparato a riconoscere cosa vale davvero la pena portare avanti e cosa, invece, è giusto lasciare andare. I numeri aiutano a capire il percorso, ma non lo raccontano mai fino in fondo: 300 articoli pubblicati, decine di luoghi visitati, incontri, degustazioni, parole consegnate alla carta e al digitale. Dietro ogni pezzo c’è stata una scelta, dietro ogni firma una responsabilità. Scrivere di cibo e vino, oggi più che mai, significa scegliere da che parte stare: delle persone, dei territori, della verità spesso velate tra le righe. Il 2025 è stato un anno di felicità professionali sincere, quelle che non fanno rumore ma ti fanno dormire bene la notte. Collaborazioni consolidate, nuove strade aperte con passo lento, senza scorciatoie. E poi le felicità umane, quelle che non si fotografano: il valore della casa, delle radici, del futuro, delle parole dette in dialetto che spiegano meglio di qualsiasi lingua cosa sei e da dove vieni.  In mezzo, come accade nella vita vera, ci sono state anche assenze che hanno cambiato il ritmo delle giornate. Alcune sedie restano vuote, ma continuano a insegnarti come stare al mondo: con gentilezza, con dignità, senza alzare la voce. Ci sono mani che non stringi più, ma che senti ancora quando devi prendere una decisione importante. E impari che la memoria non è nostalgia, è direzione. Il mondo intorno continua a ricordarci quanto tutto sia fragile: i conflitti, le tensioni, le fratture profonde che attraversano i popoli e le coscienze. Davanti a questo, l’unica risposta possibile resta quella di sempre: esserci, fare bene il proprio lavoro, raccontare con onestà, senza cinismo né indulgenza. A muso duro, ma con umanità.

L’autore, in fondo, è sempre lo stesso (qui). Cambiano le parole, i contesti, le strade percorse. Ma resta intatta la volontà di non tradirsi. Ad maiora.