Vino di qualità: un altro primato per Menfi

Tratto da Comunali Menfi

Il Comune di Menfi, con 31 menzioni “vigna”, risulta il sito con più riconoscimenti in Sicilia certificate dalla Regione.

 

L’Assessorato Regionale dell’Agricoltura ha aggiornato l’elenco positivo regionale delle menzioni “vigna” per la presentazione e la designazione dei vini a denominazione di origine protetta (Dop).

Nel 2019 salgono a 111 le menzioni “vigna” in Sicilia certificate dalla Regione. Dall’elenco regionale menzioni vigna emerge inoltre che il Comune di Menfi è tra i siti con il maggior numero di registrazioni.

Tra i territori che possono fregiarsi di tale denominazione ci sono anche Contessa Entellina, Santa Margherita Belice, Monreale, San Giuseppe Jato, Sciacca, Sambuca di Sicilia, San Cipirello e Montevago.

In termini legislativi, può essere denominata “vigna” la superficie utilizzata per la produzione di uve coltivate e vinificate secondo le specifiche indicazioni contenute nei relativi disciplinari di produzione e che generano un vino Dop, Denominazione di Origine Protetta.

Le menzioni sono tradizionalmente utilizzate nell’Unione per fornire ai consumatori informazioni sulle caratteristiche e sulla qualità dei vini complementari alle informazioni fornite dalle denominazioni di origine e dalle indicazioni geografiche protette. La tutela prevista, dunque, a livello comunitario con il Reg. UE 1308/2013 serve ad assicurare il funzionamento del mercato interno e pari condizioni di concorrenza, al fine di evitare che i consumatori siano indotti in errore.

L’art. 112 del Regolamento definisce e tutela le “menzioni tradizionali” come espressioni usate per indicare che il prodotto reca una denominazione di origine protetta (DOP) o un’indicazione geografica protetta (IGP) dal diritto unionale o nazionale. Ma non solo. All’interno delle generiche menzioni tradizionali, troviamo le “menzioni geografiche”, che servono proprio ad indicare che il prodotto vino reca una denominazione di origine o una indicazione geografica (che, ricordiamo, sono sempre legate ad un luogo geografico), ma anche un metodo di produzione, un evento, il tipo di luogo, o ad esempio la qualità.

Marsala, o si fa un Consorzio (serio) o si ‘muore’. Parola di Salvatore Lombardo

MARSALA – “O si riesce a ricreare un Consorzio serio del Vino Marsala, che investa e lo rilanci, oppure sarà difficile godere di nuovi benefici legati al vino. E su questo tutti i produttori di Marsala devono essere d’accordo”.

Parole dure quelle presidente della Strada del Vino di Marsala, Salvatore Lombardo. Che rincara: “I grandi vini da meditazione come Madera, Porto e Sherry sono legati a una città e non possono fare a meno di raccontarla. I vini non si bevono solo perché buoni, ma soprattutto perché nel calice si ritrova il territorio e la sua storia”.

Occasione dell’accorato intervento di Lombardo, il convegno “Dal Perpetuum al Marsala. L’identità della vite e del vino dalle origini della viticoltura fino alla Doc Marsala”, andato in scena sabato 14 settembre a Marsala.

A Palazzo Fici, dopo i saluti del Presidente Unioncamere Sicilia Giuseppe Pace, sono intervenuti Giacomo Ansaldi, Enologo e Ricercatore, Rosario Lentini, Storico dell’Economia, Christopher Woodhouse, discendente della omonima e storica famiglia che ha fatto la storia del Marsala e, appunto, Salvatore Lombardo. Una riflessione stuzzicata dalla giornalista Rosa Rubino, che ha introdotto il tema della crisi del settore vinicolo marsalese. Nel solco del presidente della Strada del Vino, l’intervento di Ansaldi che si è soffermato sulle “circostanze speciali che rendono la città, con le sue 98 contrade e tre isole, un posto autentico per la produzione di vino”.

Motivi per cui il mercante inglese John Woodhouse, al suo sbarco in Sicilia, nel 1773, rimase incantato. Tra le prime sorprese, proprio l’assaggio del vino che i contadini conservavano per le grandi occasioni: il Perpetuum. Un nettare pieno di storia e senza tempo, antenato del più noto vino liquoroso. Rosario Lentini ha poi rilanciato il tema del Museo del Vino Marsala – doveva nascere alla fine del 2017, ma è finito su “Chi l’ha visto?” – della Villa Ingham-Whitaker e dell’area del Baglio Woodhouse. L’idea è di trasformare quest’ultimo in un polo didattico, interamente dedicato alla città del trapanese.

Non si può pensare di presentare l’immagine del Marsala attraverso i suoi prodotti – ha evidenziato Rosario Lentini – senza dare a questa città almeno un museo, utile a una narrazione del vino e delle sue origini. Un limite impossibile da sopportare, anche per i marsalesi”.

“La reputazione del Marsala nel mondo è ancora buona – ha evidenziato l’erede del mercante di Liverpool, Christopher Woodhouse – le persone lo riconoscono come un buon vino, che ha come rivali il Porto, il Madera e lo Sherry. La sua popolarità è tuttavia in calo e oggi è più difficile commercializzarlo. Eppure, chi lo conosce verrebbe fino in Sicilia per comprarlo!”. Insomma, il vino è fatto. Ora bisogna fare la “città del vino“.