La Chiesa di fronte alla criminalità organizzata, ci rivediamo in libreria?

Un nuovo libro sui rapporti tra mafia e chiesa a cura mia e del Prof. Antonello De Oto con gli autorevoli contributi di Vincenzo Bertolone, Domenico Bilotti,Luigi Mariano Guzzo, Corrado Lorefice, Giuliano Palagi, Michele Pennisi e Isaia Sales. Ci rivediamo in libreria?

La Chiesa di fronte alla criminalità organizzata

A cura di Antonello De Oto e Salvo Ognibene

 

Il tema oggetto di questo studio a più voci, anche grazie alla nuova stagione inaugurata da Papa Francesco, è oggi a un positivo punto di non ritorno. La beatificazione di padre Puglisi e i diversi decreti emanati dai vescovi negli ultimi anni offrono l’occasione di riflettere su un tema tanto delicato quanto controverso e la scomunica del Pontefice ai mafiosi, come pure i diversi anatemi pronunciati contro la pratica della corruzione in questi primi anni del suo pontificato, pongono interrogativi a cui è necessario rispondere. Di questo cambio di passo della Chiesa e di quel sogno di una “Chiesa povera per i poveri” anche la società italiana è ora edotta e sembra oggi opportuno soffermarsi, grazie ai contributi di eccellenti studiosi, sulle nuove sfide offerte in questa fase dal diritto penale ecclesiastico.

Contribuiti di: Vincenzo Bertolone, Domenico Bilotti, Antonello De Oto, Luigi Mariano Guzzo, Corrado Lorefice, Salvo Ognibene, Giuliano Palagi, Michele Pennisi, Isaia Sales.

 

BUP – Bononia University Press © 2019, pp. 144, euro 22

Chiesa e mafia, ci risiamo…

Per molti anni la questione non è stata posta, poi è passata sotto silenzio. Oggi, invece, non si può far finta di nulla e sembrano non esserci più equivoci: i mafiosi sono scomunicati.
Lo ha detto Papa Francesco cinque anni fa nella piana di Sibari, lo hanno ribadito i vescovi in nome proprio ma anche durante le conferenze episcopali, eppure, continuano ad accadere episodi come quello che ha raccontato il giornalista Salvo Palazzolo su La Repubblica:

Come ogni mafioso era ufficialmente scomunicato, ma il “re” della Kalsa Tommaso Spadaro (a differenza di Totò Riina) ha avuto comunque un funerale nella chiesa del cimitero palermitano di Sant’Orsola, per l’occasione blindato (il questore Renato Cortese aveva infatti vietato esequie pubbliche) [ … ] Il frate che ha celebrato la messa, Angelo Li Calzi, sostiene che Spadaro si fosse pentito: “Recitava il rosario ogni giorno”. Ma il boss del contrabbando e della droga (si definiva il “Gianni Agnelli di Palermo per le sue ricchezze) era sempre rimasto un irriducibile di Cosa nostra, non ha mai collaborato con i magistrati

E qualche giorno fa a Catania durante la processione di Sant’Agata è accaduto un fatto non meno grave…ma questa è un’altra storia e Dario De Luca è sempre un’attento giornalista che racconta bene quello che accade dall’altra parte della Sicilia, purtroppo.